L’attesa a Palazzo Koch
Saccomanni e Grilli, uno stand by politico per due candidati gemelli
Niente lettera da Palazzo Chigi: il consiglio superiore della Banca d’Italia resta in seduta ordinaria e se la prende: “L’autonomia è un bene prezioso, la banca non è una sinecura”, vibra di sdegno il comunicato dei “saggi” che si riunirà il prossimo 24 ottobre. Mario Draghi, allarmato dall’impasse, va prima da Silvio Berlusconi e poi da Giorgio Napolitano, a entrambi ripete che bisogna far presto e il candidato naturale esiste: Fabrizio Saccomanni che ha il sostegno di Palazzo Koch e opera in piena sintonia con il prossimo presidente della Bce. Leggi Indecisi a tutto
6 AGO 20

Niente lettera da Palazzo Chigi: il consiglio superiore della Banca d’Italia resta in seduta ordinaria e se la prende: “L’autonomia è un bene prezioso, la banca non è una sinecura”, vibra di sdegno il comunicato dei “saggi” che si riunirà il prossimo 24 ottobre. Mario Draghi, allarmato dall’impasse, va prima da Silvio Berlusconi e poi da Giorgio Napolitano, a entrambi ripete che bisogna far presto e il candidato naturale esiste: Fabrizio Saccomanni che ha il sostegno di Palazzo Koch e opera in piena sintonia con il prossimo presidente della Bce. Sulla sua strada c’è Giulio Tremonti il quale, entrato nello studio di Berlusconi appena è uscito Draghi, ha insistito su Vittorio Grilli, direttore generale del Tesoro sostenuto anche da Umberto Bossi: “Se non altro perché è milanese”, ha detto il Senatùr che ha ripetuto il suo niet alla riforma delle pensioni, esternando contro gli imprenditori e la Confindustria: “Non stiamo mica a portare via i soldi ai pensionati per darli alle imprese. Una volta c’erano gli imprenditori che inventavano il lavoro, oggi sono invecchiati, quelli che inventano stanno in Cina. Si devono svegliare, anche la Marcegaglia”.
Dunque, si ritorna alla casella di partenza, con la cabina di regia sviluppista bloccata dalla Lega e un ministro dell’Economia indebolito nelle ultime settimane, ma ancora in grado di influenzare la successione in Bankitalia. Il suo è un parere consultivo, spetta al presidente del Consiglio decidere, ma Berlusconi non vuole scontentare nessuno, perché a favore di Saccomanni ci sono anche Gianni Letta e lo stesso Napolitano. Anche l’opposizione è “preoccupata”, hanno dichiarato Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini. Tutti sono convinti che Grilli abbia le carte in regola, ma prevale una logica di appartenenza. Spuntano soluzioni terze, anche se non sono state prese ufficialmente in considerazione. Professori come Guido Tabellini, rettore della Bocconi, e Mario Monti. In stand by c’è Lorenzo Bini Smaghi, membro italiano del board della Banca centrale europea.
Dunque, si ritorna alla casella di partenza, con la cabina di regia sviluppista bloccata dalla Lega e un ministro dell’Economia indebolito nelle ultime settimane, ma ancora in grado di influenzare la successione in Bankitalia. Il suo è un parere consultivo, spetta al presidente del Consiglio decidere, ma Berlusconi non vuole scontentare nessuno, perché a favore di Saccomanni ci sono anche Gianni Letta e lo stesso Napolitano. Anche l’opposizione è “preoccupata”, hanno dichiarato Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini. Tutti sono convinti che Grilli abbia le carte in regola, ma prevale una logica di appartenenza. Spuntano soluzioni terze, anche se non sono state prese ufficialmente in considerazione. Professori come Guido Tabellini, rettore della Bocconi, e Mario Monti. In stand by c’è Lorenzo Bini Smaghi, membro italiano del board della Banca centrale europea.
Bini Smaghi si è impegnato con Nicolas Sarkozy a lasciare il posto a un francese, quando a novembre Draghi prenderà possesso del suo ufficio presidenziale nell’Eurotower. Politique d’abord. E non sono solo vizi latini: in Germania si è dimesso il falco Jürgen Stark e il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble ha nominato il suo sherpa Jörg Asmussen, mentre Angela Merkel aveva collocato il proprio consigliere economico, Jens Weidmann, al vertice della Bundesbank.
Né Saccomanni né Grilli hanno etichette politiche. E una volta seduti sulla poltronissima di Palazzo Koch agiranno da civil servant, entro i vincoli della Bce e nell’interesse del paese. Ma c’è tra loro una differenza di sostanza? L’attuale direttore generale di Bankitalia aveva ricevuto la proposta di diventare ministro da Lamberto Dini, capo di un governo “tecnico” nel 1995. Ha preferito restare funzionario pubblico, dicendo no al proprio mentore. Si erano conosciuti a Washington, al Fondo monetario internazionale, nel 1970.
Nove anni dopo “Lambertow” diventa direttore generale con Carlo Azeglio Ciampi governatore. Saccomanni si occupa di gestire la lira sui mercati esteri. Dunque, ha grande esperienza non solo teorica, ma soprattutto operativa. Profilo che condivide con Grilli. Ci sono altre coincidenze come la Bocconi frequentata da entrambi, e di nuovo Dini, perché Grilli, fresco di studi americani, mette piede per la prima volta in via XX Settembre, nel 1994 grazie a Dini, allora ministro del Tesoro. Sul rigore, i “duellanti” la pensano allo stesso modo: il pareggio di bilancio, anche con una norma costituzionale, è un cavallo di battaglia della Banca d’Italia. Eppure, il direttore generale di Palazzo Koch non smette di battere sul tasto dello sviluppo, Leitmotiv dell’intera gestione Draghi.
Né Saccomanni né Grilli hanno etichette politiche. E una volta seduti sulla poltronissima di Palazzo Koch agiranno da civil servant, entro i vincoli della Bce e nell’interesse del paese. Ma c’è tra loro una differenza di sostanza? L’attuale direttore generale di Bankitalia aveva ricevuto la proposta di diventare ministro da Lamberto Dini, capo di un governo “tecnico” nel 1995. Ha preferito restare funzionario pubblico, dicendo no al proprio mentore. Si erano conosciuti a Washington, al Fondo monetario internazionale, nel 1970.
Nove anni dopo “Lambertow” diventa direttore generale con Carlo Azeglio Ciampi governatore. Saccomanni si occupa di gestire la lira sui mercati esteri. Dunque, ha grande esperienza non solo teorica, ma soprattutto operativa. Profilo che condivide con Grilli. Ci sono altre coincidenze come la Bocconi frequentata da entrambi, e di nuovo Dini, perché Grilli, fresco di studi americani, mette piede per la prima volta in via XX Settembre, nel 1994 grazie a Dini, allora ministro del Tesoro. Sul rigore, i “duellanti” la pensano allo stesso modo: il pareggio di bilancio, anche con una norma costituzionale, è un cavallo di battaglia della Banca d’Italia. Eppure, il direttore generale di Palazzo Koch non smette di battere sul tasto dello sviluppo, Leitmotiv dell’intera gestione Draghi.
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